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domenica 7 aprile 2024

10 benefici dell'Arteterapia

Troppo spesso ci trasciniamo in un turbinio di ansie, frustrazioni, rabbia e dolore. 

In quest’epoca, le sempre più pressanti aspettative sociali aggiungono peso ai sensi di colpa e l’attenzione verso l’aderenza a determinati canoni (non solo estetici) spingono verso un senso continuo di inadeguatezza.

Noi possiamo liberarci, elevarci e prendere le giuste distanze da tutto questo.

Ecco 10 modi in cui l’arteterapia ci viene in aiuto:

1. Il lavoro manuale allevia lo stress

2. La concentrazione spazza via l’ansia

3. La creatività favorisce il buon umore

4. La manipolazione e il "prendersi cura" del materiale attiva processi di riparazione che rimpiazzano il sentimento di colpa

5. La stimolazione sensoriale e percettiva favorisce un contatto benefico con il proprio corpo

6. La realizzazione di un oggetto genera soddisfazione

7. Il “dare forma” aiuta a prendere consapevolezza della propria interiorità e a gestire le emozioni

8. Il gruppo favorisce la condivisione del vissuto emotivo che ne risulta alleggerito

9. La lavorazione dei materiali plastici aumenta l’autostima e l’autoefficacia

10. Il linguaggio non verbale regala un nuovo modo di esprimersi e di raccontarsi

Vieni a trovarmi, mi trovi ad Arezzo nel mio atelier Amarti Lab. Creerò per te percorsi personalizzati in base alle tue esigenze.

sabato 26 dicembre 2020

Giochi per grandi e piccini

La creatività è una forma di espressione naturale. Troppo spesso il flusso creativo è frenato da educazioni rigide, insegnamenti scolastici basati esclusivamente sull'apprendimento passivo, regole sociali, ed attività programmate, solo per fare qualche esempio.
La creatività repressa è una parte dell’io che viene negata, per questo è importante liberarla ed incentivarla. I momenti di noia sono fondamentali per far sì che il processo abbia inizio. Fate in modo che i vostri bambini non impegnino continuamente la loro mente tra compiti, videogiochi e televisione. Stessa cosa, naturalmente, vale anche e soprattutto per gli adulti. È importante imparare di nuovo ad assaporare la noia e la voglia di fare che nasce da essa. Lo stato di noia va esplorato a fondo per arrivare a sentire la necessità di scoprire che cosa c'è oltre quel confine. Si può sperimentare la pittura o la scultura, se si hanno già delle basi nella formazione artistica, oppure è possibile giocare.
In un luogo qualsiasi che sia però tranquillo, senza distrazioni esterne, si può restare qualche minuto in silenzio e rilassarsi, sciogliere i muscoli, chiudere gli occhi, volendo. Fatto questo, guardando in giro ci si potrà facilmente accorgere che si può utilizzare qualsiasi oggetto e di trasformarlo in espressione creativa. Un vecchio cuscino, un vassoio, una lastra di compensato dimenticata nel garage, un vaso rotto. Ogni cosa può essere il vostro supporto. A questo punto servono i colori. Se non ne avete potreste utilizzare mattoncini, Gessetti, bacche, fiori pestati, caffè, vino, infusi, piccoli oggetti come bottoni, nastri, spago da cucina o fogli di riviste. Come strumenti ci si può servire dello spazzolino da denti, di frammenti di stoffa, fili di lana, nastro adesivo, oppure semplicemente  le dita delle  mani.
A questo punto basta fare spazio alla creatività e usare tutto quello che c’è a disposizione. 

All’inizio può sembrare troppo difficile o troppo stupido. Bisogna mettere da parte l’autocritica e smettere di giudicare quello che stiamo facendo. Questa è la parte più complicata per gli adulti, abituati ad etichettare continuamente qualsiasi propria azione o atteggiamento. Si deve lasciare che siano le mani a muoversi, loro sanno già cosa fare. Saranno le mani a trovare la strada: cercheranno il modo per parlare e lo faranno in piena autonomia. Hanno la memoria di antichi giochi fatti quando non esisteva altro modo per comunicare se non attraverso loro. 


mercoledì 6 marzo 2019

GLI ATELIER DI ARTETERAPIA

Pronunciando la parola "atelier" mi è sempre venuta in mente una stanza luminosa, asettica, dove l'artista svolge il proprio lavoro nella perfezione e nella sacralità della propria arte. L'atelier in Arteterapia assume un significato del tutto diverso: si tratta infatti di un ambiente sì arioso, ma anche molto informale e allegro. Questo non significa che ci sia confusione, tutt'altro. Tutto deve essere riposto in maniera rigorosa nel rispetto di chi potrebbe aver bisogno di uno strumento oppure di un materiale. Rispetto all'atelier dell'artista dal sapore accademico è assente il rigore per la tecnica. O meglio, la tecnica può essere applicata, se lo si desidera, ma solo a scopi espressivi. L'arteterapeuta, infatti, mette a disposizione le proprie competenze proprio a tal fine.
Esempio di atelier di Arteterapia
In pratica la tecnica è soltanto il mezzo per ampliare il più possibile il vocabolario espressivo.
 "Gli atelier sono i luoghi dove si guardano le opere delle persone: forme e colori. Lo spazio di questi atelier è preposto a favorire l'incontro con l'espressione artistica, sia essa modesta, articolata o complessa. Questo concetto è ben spiegato dalla testimonianza di una paziente che frequenta da molto tempo un atelier di Arteterapia: "Ecco l'atmosfera che si trova quando si entra in un atelier di pittura rispetto a quella di altri ambienti di cultura: nell'atelier di espressione plastica ci si esprime con il disegno e la pittura, è tutto un parlare di toni, forme, ombre, luci e colori che uno preferisce; l'atmosfera di lavoro è di cooperazione, come accade all'interno di un gruppo di amici o colleghi. Si disegna, si schizza, si dipinge molto, si scambiano delle idee di lavoro e si dipinge qualche cosa di coerente, pieno di amore e di attaccamento. Non si è rivolti solamente alla pittura, ma si cerca anche di esprimere una domanda di aiuto, di collaborazione, ed un desiderio di guarigione". I nostri atelier hanno lo scopo di aiutare i pazienti a riscoprire il mondo e reinvestirlo senza temerlo." A. Denner, Arteterapia: metodologia e ricerca.
La disposizione degli arredi, la luminosità data da ampie finestre, l'accessibilità ai materiali, tutto nell'atelier è studiato per fare in modo che chi ne fa uso abbia la possibilità di esprimersi e comunicare nel modo più libero possibile.

giovedì 28 febbraio 2019

IL DISEGNO INFANTILE: I RAPPORTI TRA GLI OGGETTI E LA PROSPETTIVA

Vi siete mai fermati ad osservare attentamente i disegni dei vostri figli o nipoti? i disegni dei bambini hanno sempre molte cose interessanti da raccontare. La prima cosa che notiamo è il soggetto. Di solito il bambino rappresenta qualcosa che lo ha colpito: tutto si sviluppa attorno ad una vicenda o un soggetto principale.
Di solito questo ha dimensioni maggiori. Se le dimensioni invece sono ben proporzionate tra loro, e tutti gli oggetti e personaggi ricoprono più o meno lo stesso spazio è possibile che il bambino si senta poco stimolato dall'ambiente che lo circonda, che la sua partecipazione sia scarsa o che possa percepire la mancanza di un legame emotivo tra gli oggetti o le persone che rappresenta. Il soggetto principale della storia, però, si distingue non solo per le dimensioni, ma anche per la collocazione: di solito, infatti, è rappresentato al centro del disegno ed attorno ad esso gravitano tutte le altre figure. Se il bambino, in un contesto di sufficienti stimoli, disegna tanti oggetti o personaggi separati tra loro senza alcun legame apparente è perché li percepisce come separati. Bisogna indagare su un possibile disadattamento psichico se la cosa si protrae con insistenza dopo gli otto anni.
Crescendo il bambino sviluppa progressivamente  il concetto di prospettiva. I soggetti cominciano a poggiare su una linea di terra ed il cielo è una banda azzurra. Poco a poco la striscia celeste va a diventare un fondo pieno e compatto, in concomitanza della sempre maggiore padronanza del bambino sullo spazio che lo circonda. Un primo abbozzo di prospettiva si può avere quando più oggetti si trovano su più piani del disegno. Tuttavia il bambino non tiene conto della differenza di proporzioni tra un oggetto vicino ed uno lontano: lo spazio è solo un sipario che esiste solo in funzione della narrazione che si appresta a dare con la propria opera. Soltanto quando il bambino avrà raggiunto una maturità logica ed affrontato il frustrante problema delle linee diagonali nella prospettiva allora sarà in grado di aderire ad una visione realistica ed univoca dell'oggetto passando dalla valorizzazione soggettiva dei vari aspetti della rappresentazione ad una più oggettiva ma anche meno fresca e spontanea. Ricordiamoci quindi che gli errori di rappresentazione prospettica non sono altro che una cifra stilistica legata al percorso evolutivo del bambino, e non un limite da correggere a tutti i costi.

lunedì 5 novembre 2018

MANO-OCCHIO: come l'Arteterapia migliora la coordinazione

Sappiamo tutti quanto i bambini di oggi si muovano in maniera agevole nel vasto cybermondo. Ormai qualunque bambino appena capace di tenere in mano un oggetto è venuto a contatto con un telefono, un tablet, o qualunque altro dispositivo multimediale. Siamo tutti consapevoli di come questi stimoli sviluppino alcune delle loro funzioni: ci stupiamo continuamente della facilità con cui riescano ad interfacciarsi con il touch screen e con tutte le funzioni del device riuscendo da subito a capire come muoversi senza che nessuno debba spiegarlo loro. Si può supporre che questo accada perché questi dispositivi sono molto intuitivi da usare, perciò il linguaggio che usano si sposa perfettamente con il modo di pensare. Ma avere tutto il mondo racchiuso in un rettangolo può avere molti effetti. La stimolazione di immagini e suoni raggruppati in così poco spazio fa si che la persona che ne fa uso subisca un vero e proprio bombardamento. Così all'esterno tutto diventa così noioso e deprimente che si è portati a non staccarsi mai, per esempio, dal telefono. Una vera e propria dipendenza, come quella causata da una qualsiasi altra droga (anche se socialmente più accettabile).
Lasciamo perdere per il momento i risvolti sociali che tutto questo comporta e torniamo ai nostri bambini. Per loro le conseguenze sono molto più importanti.
Il loro sviluppo è fortemente compromesso dal momento che avendo tutto quello che vogliono fra le mani perdono interesse ad esplorare, toccare ed assaggiare tutto quello che li circonda. Per questo motivo si incorre sempre più spesso in casi di disturbi psicomotori nei bambini in fase di crescita, che portano a loro volta a difficoltà nell'apprendimento. La percezione dello spazio diventa fortemente limitata e la coordinazione mano-occhio ne subisce le conseguenze. In questo contesto l'Arteterapia può essere utilizzata come strumento per favorire l'incremento delle capacità visive e manuali e la loro interazione. Il bambino, durante il laboratorio, si trova ad osservare, toccare ed interagire su qualcosa di tridimensionale. Inoltre assume una postura in relazione all'oggetto al quale sta lavorando, generando una relazione tra il manufatto ed il proprio corpo. Il concetto di spazio diventa così molto più concreto e tangibile, ed allo stesso tempo gli arti imparano a muoversi liberamente per creare, plasmare, dare una forma materiale a ciò che l'occhio osserva.